v
TEATRO VITTORIO EMANUELE
BALLO IN 5 ATTI
DI
SAI*
Musica del Maestro
j ^ g^ »^,
Cent. SO
TORINO
O. ARMANDI, editore
Piazza Castello, N. 18
(Proprietà riservata)
m r0x Eh r<*, rm n?
BALLO IN 5 ATTI
DI
PASQUALE BORiai
riprodotto dal coreografo
Musica del Maestro
PAOLO G IORZ A
da rappresentarsi al Teatro Vittorio Emanuele
nella stagione d'autunno 1895
Protagonista la celebre danzatrice
ANTONIETTA BELLA
TORINO
G. ABMANDI, Editore
Piazza Castello, N. 18
.
Torino - Tip. M. Artale, via Maria Vittoria, 1'
r
IRBONAGGI
Tisbe
Giorgio suo padre .
Carlotto suo padre.
Duca di Rionero .
Don Luigi suo figlio
Don Gallos
Il Viceré
Donna Elvira di Perez
Un banditore .
Un giocoliere .
JkTTOHl
Antonietta Bella
Giuseppe Piantanida
Carlo Boggio
Giovanni Ferrerò
E?nma Baltj
Felice Gelato
Giov. Battista Bruneri
Maria Boccardo
Gio. Battista Bruneri
Augusto Ginghini
» « » «
La scena è in Napoli verso il 1600
Proprietà del Coreografo GIOVANNI RANDO.
I
Distribuzione delle Danze
ATTO L
Adagio e passo di Carattere, eseguito dalla signora
Bella unitamente al signor Boggio. — Ballabile
Tarantella, eseguito dal Corpo di Ballo, nel quale
prendono parte la signora Bella ed il sig. Boggio.
ATTO II.
Passo a solo d'azione, ballato dalla signora Bella. —
Terzetto orazione, eseguito dalla signora Bella e
dai sigg. Gelato e Boggio.
ATTO III.
Adagio e Waltzer, eseguito dal Corpo di Ballo — Passo
a due, danzato dalla coppia Bella e Boggio.
ATTO V.
Ballabile mascherato, cogli Arpilegno, eseguito dal Corpo
di Ballo — Waltzer eseguito da tutto il Corpo di
ballo e a cui prenderanno parte i primi ballerini —
Galoppo eseguito dal Corpo di Ballo e a cui prenderà
parte la signora Antonietta Bella.
ATTO PRIMO
Un Largo in Napoli di prospetto al mare.
E 5 il dì della festa di S. Gennaro. Il Largo è ingombro
di una folla spensierata e chiassosa, che compra, vende,
ride e burla Gallos, vecchio bellimbusto. Ad un tratto
costui si scontra in un giovinetto , le cui vesti popolane
singolarmente contrastano con la distinzione del suo volto,
e la elegante semplicità dei suoi modi. Quel giovane
pallido, pensieroso ed inquieto come chi cerca alcuno e
non lo trova, è don Luigi, figlio del potente ed orgoglioso
duca di Rionero. Don Gallos lo riconosce, e una esclama-
zione di sorpresa sfugge ad un tempo dalla bocca di en-
trambi. Poche parole bastano a don Gallos per indovinare
la causa di quel travestimento e di quella tristezza. — Ah!
giovinetto mio> voi siete innamorato. — Oh ! in che
tempi viviamo. Vi guarirò io. La ricetta di don Gallos
è la vecchia e screditata ricetta di tutti i libertini. — /
visi tristi^ dice don Gallos, fanno paura alle donne...*
pensate a divertirvi con me.
In quella, un grande movimento si opera nella folla.
Una compagnia di saltimbanchi è giunta sul Largo. E' la
compagnia cui appartiene la vezzosa Tisbe, la delizia del
Molo, la meraviglia di Napoli, e che suole precederla di
poco. La folla si ferma in un sol gruppo attorno ai sal-
timbanchi , curiosamente chiedendo quando giungerà,
quanto si tratterrà sul Largo, e quali danze eseguirà la
8
bella Giocoliera. Don Gallos spiega a don Luigi di che
si tratta, e magnifica i pregi della popolana danzatrice, e
n'esalta i vezzi e la grazia. Ebbene, conclude, tutto questo
tesoro di giovinezza, di bellezza, di abilità, sarà mio,
perchè io ne sono innamorato fradicio... alla mia fog-
gia. . già s'intende. La fronte del giovane, che al giun-
gere dei saltimbanchi si era rasserenata , si corruga di
nuovo a tali parole. Don Luigi ama di vero amore la
Giocoliera.
Eccola frattanto, agile, svelta, . leggiera , turbinando in
mille fantastici rapidissimi giri ; eccola nell' impeto, nel-
l'inspirazione della danza; il popolo l'applaude e le fa
corona ; ognuno ha una parola di simpatia e di lode per
lei.
Due persone ad un tempo le si accostano. Don Gallos
e don Luigi. Il primo col fare spavaldo e vanitoso del
libertino le offre la sua protezione, e le presenta un ricco
mazzo di fiori; l'altro timido, esitante, confuso le offre
un modesto e semplice mazzolino di viole. Delle due
offerte una sola è accettata ; l'umile mazzolino ha l'onore
di olezzare sul seno della giovinetta, mentre il ricco mazzo
di fiori giace a terra non curato e respinto. Infuria don
Gallos, e scambia vive parole coli' emulo preferito. Tisbe
si frappone, e comanda con vezzo femminile pace al
vecchio amatore. Un di lei sguardo, un di lei sorriso ne
calmano gli sdegni. La giovinetta si rivolge quindi pie-
tosa a don Luigi; ma Giorgio, il padre di Tisbe, cui non
garbano punto quei segreti colloqui, bruscamente richiama
la fanciulla alla danza. Obbedisce Tisbe ; Carlotto, il fra-
tello, la seconda. La folla applaude ; l'allegria si fa generale
e tutti danzano allegramente una Tarantella improvvi-
sata all'istante.
Le affascinanti movenze di Tisbe hanno raddoppiato
l'amorosa fiamma in cuore ai due cavalieri, e l'uno e
l'altro si propone di farla sua: ma differente è l'affetto,
e ben diversi quindi i pensieri che ispira.
E' appéna finita la danza, che la guardia reale, la quale
si reca al Palazzo, rompe la folla, e un banditore vice-
reale annunzia al popolo che S. A. per festeggiare l'ono-
mastico del Re apre a festa i proprii giardini, e v'invita
il popolo.
9
Don Gallos si accosta a Tisbe, e com mille galanti
complimenti le ricorda eh' ella pure è chiamata a ralle-
grare colle sue danze la festa vice-reale.
La folla si disperde; Tisbe va per seguire il padre ed
il fratello, ma don Luigi la trattiene e le rivolge ardenti
parole d'amore. Il loro colloquio è interrotto dal soprag-
giungere di un estraneo. E' il Duca Rionero, il padre di
don Luigi, che rimprovera al tìglio le mentite vesti e il
basso amore, e lo chiama ai doveri del proprio nome e
del proprio grado. Don Gallos ride dell'avvenimento e si
lusinga di trarne favorevole partito.
ATTO SECONDO
Stanza terrena dei giocolieri — Porta nel fondo
Finestra da un lato.
I saltimbanchi si dividono il guadagno di quel giorno.
Tisbe consegna a suo padre il frutto delle sue fatiche ;
quindi, stabilita l'ora per la notturna rappresentazione, i
saltimbanchi si ritirano e Tisbe rimane sola.
La giovinetta ne aveva bisogno: il suo cuore ha tra-
salito di nuove e fortissime gioie ; essa ama il pensoso e
malinconico giovane, che da qualche tempo la segue do-
vunque, e si trae dal petto il mazzolino che egli le pre-
sentò, e lo vagheggia, lo bacia e ribacia.. Povera Tisbe!
Ma mi ama egli realmente? Oh! l'orribile dubbio!
A strapparselo dall'anima, Tisbe toglie una margherita al
mazzolino di fiori, ne spoglia i petali , chiedendo a quel
muto oracolo d'amore una risposta che teme e che desi-
dera; l'ultimo petalo alfine le dice ch'ei l'ama e la giovi-
netta si abbandona con ebbrezza febbrile alla gioia di
questa risposta.
Sopraggiunge don Luigi. Al vederlo Tibse rimane in-
terdetta, confusa, ma ben presto l' innamorata fanciulla
più non vede che 1' amato giovine, più non ode che le
10
sue bollenti proteste d' amore, non pensa più che alla
gioia dell'amare, riamata, non sogna più che l'ebbrezza
di volare tra le sue braccia. E già,, anelante, affascinata,
ammaliata, gli getta al collo le braccia, quando si risso-
viene delle serie parole di suo fratello, e ricorda al gio-
vine come la di lei vita sia consacrata intera alla propria
famiglia, che da lei sola ha pane giornaliero, e che per
cosa al mondo non accetterebbe una unione, che privasse
il suo vecchio padre del solo sostegno che egli abbia.
In quel mentre si ode bussare. Chi sarà maiì Don
Luigi teme di essere sorpreso. Tisbe lo fa fuggire per un
altro uscio, quindi apre all'improvvisato visitatore.
E' don Galìos. Il vecchio libertino non rinunciò alla
giovine e bella preda, che dopo lungo tempo vagheggia.
Il suo amor proprio di vecchio galante è punto al viva
dalle ritrosie della fanciulla ed ha giurato di vincerla ad
ogni costo; ma un'altra volta tornan vane, contro l'onesto
riserbo di Tisbe, le sue promesee e boriose lusinghe.
Egli ricorrerebbe anche alla violenza, ma in buon punto
giungono Giorgio e Carlotto. Il primo dei due col fare
impacciato, ma pure accorto tanto del popolano , chiede
con mille ossequiosi inchini a don Gallos a qual causa
egli debba l'altissimo onore di accogliere nel suo povero
tugurio, nientemeno che l'illustrissimo don Gallos, l'amico
del viceré.
Costui cerca trarsi d'imbroglio donando una borsa piena
d'oro al vecchio popolano ; ma questi, fingendo sempre
maggiore sorpresa, insiste chiedendo per qual motivo
S. E. si degna regalargli una borsa.
Don Gallos, cogliendo a volo il primo prelesto che gli
balena in mente : Ecco, risponde : le danze di vostra
figlia mi piacciono tanto che vorrei ammirarle da
vicino, è questo riè il prezzo.
Quand'è così, risponde l'astuto Giorgio, intascando la
borsa, è danaro ben guadagnato; danza, figlia mia, per
far piacere air illustrissimo don Gallos nostro pro-
tettore.
Tisbe ha ella pure formato il suo progetto. Il vecchio
libertino sarà punito della sua colpa medesima, e così
seducente è la danza che intreccia col fratello, così pro-
vocanti gli sguardi che vibra sul vecchio galante, così
il
voluttuosi i suoi vezzi e le sue grazie, che don Gallos
n'è tutto fuori di sé e soltanto dai loro scherzi si accorge
ben tardi di essere stato il loro zimbello.
Pure, fingendo disinvoltura, rimprovera Tibse della sua
crudeltà e le soggiunge : So ben io, crudele , la causa
della tua freddezza verso di me : povera pazza , tu
ti abbandoni a speranze che non potranno realizzarsi
giammai!
Queste parole sono un colpo di fulmine per la giovi-
netta che prega e scongiura don Gallos a spiegarsi più
chiaramente , ma invano. Egli pure a sua volta si é
vendicato e la lascia in preda alla sua agitazione.
Oh! la verità, esclama Tisbe, saprò ben io discoprirla!
ATTO TERZO
Delizioso giardino : gradinata che conduce agli
appartamenti vice-reali
Il popolo lieto e festoso ingombra i giardini e forma
della sua allegrezza gradito spettacolo alla Corte reale.
Don Gallos fa gli onori della festa; ordina, dispone, sor-
veglia, accoglie i cavalieri, le dame e trova sempre qualche
dolce parola per le belle forosette.
Il Viceré scende nel giardino ; egli dà la mano alla sua
vezzosa nipote, la contessa di Perez. Il Duca di Rionero
e don Luigi sono con essi. — Il Viceré ripete al Duca
il suo assenso per le nozze di don Luigi con la giovine
contessa, e ne vuole anzi affrettato il momento. Don
Luigi si turba a tal cenno ; ma il rispetto e la presenza
della Corte gli troncano ogni obbiezione sul labbro e a.
stento frena la propria agitazione.
Tale agitazione cresce ognor più quando il Viceré or-
dina, dietro domanda fattane da don Gallos, che si intro-
duca Tisbe, onde rallegrare con le sue danze la festa, la
12
quale diviene generale e Tisbe vi fa prodigi e desta en-
tusiasmo negli spettatori.
La bellezza della giovinetta desta l'ammirazione di tutta
la Corte : ma Tisbe non ode le lusinghiere parole che le
vengono prodigate ; i suoi occhi e il suo pensiero sono fissi
in un solo oggetto. Essa ha riconosciuto don Luigi, essa lo
vide vicino ad altra donna, e la gelosia la divora. Usuo
petto è anelante , il suo sguardo è fuoco , e già sta per
prorompere ; ma ad una parola del fratello, che la scon-
giura a frenarsi in nome del suo stesso amore , essa
domina la propria passione, ne vince gl'impeti, soffoca i
singulti, e incomincia la danza.
Giammai Tisbe ebbe tanto fascino, tanto slancio, tanta
arditezza nelle sue movenze : si direbbe che l'amore la
ispiri. — L'entusiasmo è generale. Don Luigi, smarrito,
quasi fuori di sé, la segue avidamente cogli occhi, e vor-
rebbe slanciarsi verso di lei ; ma suo padre che ha tutto
notato, veglia su lui e d'un cenno lo arresta.
Le danze sono cessate,, la Corte si allontana. Ma il
turbamento di don Luigi, e gl'infuocati suoi sguardi ri-
volti alla danzatrice non isfuggirono alla Contessa, che
acerbamente ne lo rimprovera. L'amante mendica delle
scuse, giunge a calmarla, e giurandole amore la segue
negli appartamenti.
Tisbe ha tutto ascoltato, tutto compreso. Essa vorrebbe
correre dietro alla rivale, al traditore; ma don Gallos. che
ha deciso di farla sua ad ogni costo, coglie quell'istante
propizio, e la fa rapire da alcuni servi, ivi a tal uopo
nascosti.
ATTO QUARTO
Stanza nelV appartamento dì Don Gallos.
Don Gallos entra frettoloso e dà a' propri servi alcune
rapide disposizioni, perchè Tisbe sia degnamente ospitata
nel suo palazzo.
Alcuni famigli portano colà la giovinetta priva di sensi
13
e l'adagiano sopra un divano. Carlotto fa capolino dalla
parte del fondo, e si mette in disparte osservando i mo-
vimenti del vecchio.
Frattanto don Gallos congeda i servi, e rimasto solo
con Tisbe, le si accosta, la risveglia e con affettuose pa~
role, con abbaglianti promesse le parla del suo ardente
amore per lei.
Tisbe, ancora sotto il peso delle passate emozioni, a
stento lega le proprie memorie, ma quando la realtà le
ritorna tutta al pensiero, un sublime lampo di sdegno
le illumina il volto ; si alza, fatta terribile dall'innocenza
oltraggiata, e respinge il vecchio seduttore con un moto
più di profondo disprezzo, che d'ira.
Ma don Gallos non sembra disposto a lasciarsi sfuggire
questa occasione, quando si ode al di fuori uno strepito
confuso e crescente. Un servo accorre, annunziando che
uno sconosciuto chiede di lui, minacciando, se non è
introdotto, di sforzare l'ingresso.
— Che passi. — Don Gallos muove incontro allo sco-
nosciuto, e si incontra in don Luigi, che accorre a pro-
teggere la povera danzatrice.
— Ove Tisbe? grida minaccioso don Luigi. — Là,
risponde don Gallos additandogliela — e se qui la trassi
fu soltanto per salvarla dalla vendetta del Duca e
della Contessa. — E ve ne rendo grazie, signore ! —
risponde ironicamente don Luigi; quindi si volge a Ti-
sbe, in cui l'amore, il dovere, la disperazione combat-
tono una fiera battaglia.
Don Luigi cerca calmare l'agitazione della fanciulla.
— Non temere, le dice, non temere, mia Tisbe, io
ti amo ^immenso amore, e saprò difenderti da tutti,
e sfidare t'irà del Viceré, di mio padre, del mondo
per farti mia sposa. Vieni; noi fuggiremo da Na-
poli ; noi vivremo l'uno per l'altra ; così dicendo la
vorrebbe trascinar lungi.
Frattanto don Gallos ha già formato il suo progetto.
Acquistarsi ognor più le grazie del Viceré, stringere
maggiormente la sua amicizia col potente duca di Rio-
nero, vendicarsi del preferito rivale, strappargli Tisbe,
mettere una barriera insormontabile fra i due amanti...
egli lo può con un detto. Perchè non lo direbbe ? Egli
14
non veduto s'invola di là, e ne ritorna ben presto con-
ducendo seco il Duca e la Contessa.
Una scena terribile si prepara. Il Duca è furente, don
Luigi incrollabile nel suo proposito; la Contessa impla-
cabile come una donna oltraggiata.
Tisbe misura di uno sguardo il presente e l'avvenire,
e con uno slancio sublime, voltasi a don Luigi, in tuono
solenne gli dice : « No, don Luigi, io non accetterò mai
il sacrifizio che voi volete fare per me ; famiglia, ric-
chezza, ambizione, patria, voi siete disposto a tutto im-
molare al vostro amore : credetelo, è troppo ; verrebbe un
giorno, e presto forse, in cui lo sentireste voi pure, e quel
giorno sarei mille volte più infelice che oggi noi sia. Io
pure vi sacrifico molto, Luigi, perchè vi sacrifico il mio
amore. Compite i doveri di figlio, compite quelli di gen-
tiluomo. » Quindi rende a don Luigi il mazzolino che
ricorda il passato e congiungendo la mano di lui a quella
della Contessa : « Siate felici, prosegue, e questa volta
pregate il Cielo per me. »
Nel dire queste ultime parole, il pianto, che avea rag-
gruppalo nel seno, prorompe in uno scoppio dirotto, si
invola di là e lascia tutti confusi e umiliati.
La povera danzatrice di strada era stata mille volte
più grande di loro.
ATTO QUINTO
Una piazza in Napoli; da un lato il Palazzo del
Duca, dall'altro la Chiesa del Carmine. Infondo
il mare.
E' il giorno delle nozze di don Luigi con Elvira Perez.
11 popolo attende esultante gli sposi. Infatti essi escono
dal palazzo ed avviansi alla Chiesa.
Una giovinetta coll'aspetto travolto,, colle vesti scom--
poste, sforza la moltitudine a schiuderle il passo. È Tisbe
seguita dal padre e da Carlotto !
15
Tutti ne restano commossi. La vispa, la gaia, la sedu-
cente giocoliera è dissennata! Lo sforzo che ella fece
onde vincer l'amor suo per don Luigi le fece vacillare
la ragione. Tutti ne sentono compassione.
La giovinetta, vedendo ogni sguardo a sé rivolto, crede
che la folla da lei attenda le usate danze, e con grazia
a tutti s'inchina e saluta, quindi s'accinge a ballare; ma
cessa repentinamente, come colpita da subita dimenti-
canza. Vedendo il corteggio nuziale che erasi arrestato,
cerca fuggirlo, e abbattendosi a caso in una donna che
porta un tamburello, se ne impadronisce, e battendolo
eseguisce una precipitosa tarantella.
Don Luigi oltremodo turbato vedendo a che fosse ri-
dotta la Giocoliera per amor suo, acremente ne rimpro-
vera il Duca. Egli ne resta commosso, e si mostra disposto
a desistere dai suoi propositi purché donna Elvira ac-
consenta a rinunciare alla mano di don Luigi.
Ella, sperando di ridonare così l'offuscato intelletto a
quella infelice, aderisce di buon grado (ottenutane l'ap-
provazione dal Viceré). Poi Don Luigi, approssimandosi
alla Giocoliera, con somma emozione le dice : Tisbe, di-
letta mia, riconoscimi, sono Luigi che sarò tuo per sem-
pre, per sempre, perchè il mio buon padre acconsente
alfine che tu divenga mìa sposa
Tali parole hanno magica potenza sui turbati spiriti
della giovinetta, il cui volto gradatamente rasserenan-
dosi, appalesa il felice rivolgimento che si effettua nella
sensibile anima sua. Ella dunque ha riacquistato la lu-
cidità dell'intelletto, si trova beata nelle braccia dell'amato
don Luigi, che innanzi a tutti la dichiara sua sposa. Il
Rionero e la Perez ed il Viceré confermano tali dichia-
razioni, per cui tutti sono lietissimi, non escluso Giorgio,
che si conforta all'idea di saper Tisbe felice.
Il popolo lo festeggia con danze, alle quali per l'ul-
tima volta vi prende parte la Giocoliera.
FINE
)
RANDI 1V1AGAZZ NI D
e
(1
J
» nn
SJìvS
a^K
OTTICA
d* Occli ialeria
/
iie^
CTP*
BERRY
Via Roma, ri I
TOJtlftO
'fr"#"" fr »^
Specialità assoluta di Binocwfi e
Canocchiali perfezionati perjleatri
e campagna. Garantiti alla prova.
Frezzi eccezionali. ' "M
—
Binocolo Berry, a 6 lenti, [ Q EH
con astuccio L-' ujuU
Occhiai,! con L-enti si ybro Ouarzo
Apparecchi Fotografici ed Accessori.
-- i - r .-—
Magazzini per l'ingrosso, Piazza Castello, 16, p. I 1